Quest'anno la situazione è migliorata. Non sono partito preparando i bagagli la sera - o la notte, o la mattina - della partenza; non ho dimenticato il lucchetto della bicicletta; e stavolta ero sicuro di avere chiuso per bene le porte di casa e del garage. Quindi, prendo il treno come previsto ed arrivo al ritrovo come previsto.
Non sono ancora all'ottimo, però: non ho avuto il tempo di preparare le mappe per il gps nuovo fiammante, quindi anche quest'anno utilizzerò le scomode - ma utili e necessarie - guide su carta.
Si smonta dal treno alla stazione di Ala, ed arriva un imprevisto: all'inizio delle scale del sottopassaggio un viaggiatore locale mi dice qualcosa sulla bicicletta, io mi distraggo rispondendo, lascio muovere il manubrio, ed il famoso lucchetto [in acciaio rigido ad U, massiccio e granitico, del peso di un paio di kg] si sfila e rimbalza, con ampi salti a parabola, giù per tutti gli scalini in marmo. Per un attimo mi chiedo se stavolta vincerà il metallo o la pietra. Lo ritrovo alla fine della scala, in due pezzi. Fortunatamente si è staccata solo la carrozzeria in plastica - altrimenti che lucchetto granitico era? - quindi la rimonto e procedo un po' frastornato.
Finalmente arriva il momento tanto atteso di armare il mezzo: borse posteriori semirigide, nuova sacca centrale in cotone idrorepellente, borsa anteriore. Sistemo il pannello fotovoltaico appena acquistato, alzo la bandiera di navigazione e si parte!
Si esce dalla stazione, ed arriva un imprevisto: il deragliatore di Flavio non lavora più. La catena rimane inesorabilmente nella corona massima. Samuele cerca di tirare il cavetto ma non si ottiene nulla.
Ad Ala il meccanico per bici è un riparatore motociclistico; guarda la bici ma dice che non può eseguire il lavoro, andrebbe smontata, rimontata, registrata... non è in grado di farlo, nè ha il tempo. Consiglia di arrivare a Trento così, e lì cercare uno specialista. Così Flavio farà e risolverà la questione: erano solo le viti-limite strette troppo.
La ciclabile Adige, che attualmente comincia nei pressi di Ala - da qui la scelta di questo luogo di ritrovo - è un vero piacere. Si pedala veloci e tranquilli, fra natura, vigneti e meleti, in una strada a misura d'uomo completamente riservata a chi pedala, pattina, corre o cammina. E lunga centinaia e centinaia di km, non una decina come al massimo avviene nei casi fortunati del resto dell'Italia. La calma dovuta all'assenza dei veicoli a motore mi permette di ammirare i granelli di asfalto che si muovono sotto la ruota anteriore. Mi sento felice, questo momento è l'inizio di un vero viaggio, di un viaggio che vorrei non finisse mai...
In effetti con i dolci saliscendi della Adige Flavio non ha problemi a rimanere coi rapporti duri. Breve sosta al Bicigrill di Nomi, molto piacevole, ed arrivo all'Ostello già prenotato lisci come l'olio (a parte un 'errore di sbaglio' che ci porta ad abbandonare inavvertitamente l'Adige finendo nella periferia di Trento).
Per la cena in città è d'obbligo citare il ristorante 'La Grotta', consigliatoci da una coppia di passanti nel viaggio di due anni fa e ritrovato quest'anno dopo una breve ricerca: porzioni da ciclista (gigantesche) e sapori gustosi. Sempre affollato, attenzione che la cucina chiude prestino rispetto agli standard centro italiani (verso le 21, o 22, non ricordo bene).